Conan analizza minuziosamente il racconto del bambino e i tempi degli spostamenti all'interno del condominio, riuscendo a svelare l'inganno: l'assassino ha manipolato la percezione temporale del ragazzo tramite l'uso di registrazioni e piccoli trucchi ambientali per garantirsi un alibi inattaccabile. Nel frattempo, sul fronte personale, l'agente Takagi vive un momento di grande sollievo misto a imbarazzo: scopre infatti che le parole fraintese dell'ispettore Sato non riguardavano una gravidanza, ma erano solo un'espressione di rammarico per aver smarrito la sua spilla preferita durante il servizio. Risolto l'equivoco amoroso e il caso di omicidio, la calma torna al distretto di polizia.